Cucinare è rilassante ed è una passione per molti Italiani, pur con alterni risultati. A me piace pensare che mi riconnette con il mio Salento, la mia Italia, che non mi sembra davvero di aver lasciato da oltre 20 anni [scoop: oggi 01 Feb 2025, sono esattamente 21 che vivo a Dublino!]
Maneggiare il cibo ha già in se qualcosa di mistico, di ancestrale, indipendentemente dal risultato che otteniamo e dal piatto che prepariamo.
Per me la “pasta e ceci” assurge e pesca nei ricordi d’infanzia (anche se non so bene perchè, visto che lasagna, parmigiana e l’immancabile pasta al sugo erano “numericamente” piu presenti sulla mia tavola e su quella dei miei nonni).
Fatto sta, che ogni qualvolta che la preparo, mi viene in mente quando mia nonna faceva sfrigolare in un pentolino qualche crosta (“muersu” in leccese) di pane e della pasta, usate poi per abbellire la pasta e ceci vera e propria. E poi la pasta fumante nei piatti bianchi fondi sulla sua tavola.
E poi anche lo “sbuffare” della pentola a pressione di mia mamma (che poi me ne ha comprata una portata qui in Irlanda quasi come un carbonaro _ chiusa in valigia avvolta da vestiti).
Sapori di altri tempi, che mi piace rivivere e gustare (ed i miei figli, devo dire, non disprezzano).
Scappo: vado a mettere a mollo i ceci col bicarbonato ….(rigorosamente “sourced _ procacciati” da mio padre a Zollino.

Sì, ma ciechi e trie è più bello da dire.
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ahahah : si, ma in dialetto leccese si direbbe “ciceri e tria (trie)”
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